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Data di pubblicazione: 28/01/2026
Apprendiamo dalla stampa locale che stamani, in almeno tre istituti di Pavia, le forze dell’ordine hanno condotto un’operazione finalizzata al rinvenimento di coltelli, lame o armi improprie in possesso degli studenti. Il blitz sarebbe la conseguenza del tragico episodio di La Spezia, dove un diciottenne è stato accoltellato a morte da un coetaneo davanti alla sua scuola, e delle successive indicazioni del Governo.
Come confederazione generale e come categoria delle lavoratrici e dei lavoratori della Conoscenza, non possiamo che manifestare la nostra preoccupazione e il nostro sgomento per una simile condotta, sia politica, che operativa. Un atteggiamento inquisitorio nei confronti degli studenti da un lato, screditante verso il personale della scuola dall’altro. E, sia detto, in ogni caso inutile. In primo luogo dal punto di vista concreto, perché il fatto di aver o non aver trovato oggetti potenzialmente pericolosi oggi (ciò che ancora non ci è dato sapere), non esclude che non li si possa rinvenire domani. A meno che non ci sia l’intenzione di militarizzare le scuole e fare simili controlli ogni giorno. E poi perché non è questa la via da percorrere in ambiente educativo per scongiurare tragedie come quella di cui sopra.
CGIL Pavia e FLC CGIL Pavia esprimono la propria vicinanza agli alunni e alle alunne delle scuole oggetto dell’intrusione, oltre che al personale scolastico, e coglie l’occasione per ribadire che il solo modo di intervenire sulle problematiche giovanili è investire nell’istruzione. Solo in questo modo l’iter scolastico può diventare anche percorso di crescita e maturazione, oltre che palestra di democrazia e spirito critico, senza i quali ben poco possono fare i metal detector e le incursioni improvvise.
Oggi più che mai le giovani generazioni richiedono attenzione e manifestano il proprio disagio. Compito delle istituzioni è quello di raccoglierlo attraverso l’ascolto e il confronto, mettendo a disposizione dei e delle discenti personale stabile e qualificato, specialisti in grado di dare supporto psicologico, ma soprattutto operando affinché la scuola non sia luogo di competizione e, di conseguenza, non crei vincitori e vinti tra ragazze e ragazzi, di fatto generando e mantenendo situazioni di disuguaglianza. Queste, infatti, sono le condizioni da cui scaturisce la violenza come espressione di difficoltà e tentativo di colmare un vuoto che i giovani, affacciandosi alla vita, non sanno ancora affrontare.
Confidiamo che in futuro ci sia una maggiore attenzione verso le istituzioni scolastiche e, soprattutto, una delicatezza adeguata nel modo di rapportarsi con le e gli studenti. Auspichiamo, inoltre, che da questo episodio scaturisca un dialogo con le istituzioni volto a introdurre soluzioni più opportune, oltre che certamente più utili (e meno sensazionalistiche).